I 'Volti Verdi'

17.04.2017

Non so bene perché un artista, o presunto tale, abbia l'irrefrenabile desiderio di fare arte. Siamo culturalmente abituati a motivare sempre tutto quel che facciamo, però questo non collima con l'impeto creativo. A volte questo agisce in modo inspiegabile. E per quanto uno possa sentirsi in colpa, o ritenersi 'socialmente pazzo', non può sottrarsi a quell'impeto che, al di la di tutto, deve essere espresso. É fisiologico. I Volti Verdi sono stati proprio questo. Un bisogno irresistibile ed accattivante, un'eruzione inspiegabile.

Riguardandoli, col senno di poi, riscopro delle caratteristiche e dei significati che mi permettono di contemplare la magica follia creativa, ma anche di analizzare il mio operato, scoprendo delle caratteristiche formali visibili 'raccontabili'. Una sorta di auto-analisi psicologica. Ad esempio mi piace l'idea che essi siano stati concepiti come puro esercizio, utilizzando carta di pessima qualità con un colore di pessima qualità, e che da questo io invece sia arrivato ad un'emozione forte.

Approposito del colore, tralaltro, vorrei aggiungere che è stato creato dalla mescolanza di residui di pigmenti, ricavati da tubetti esauriti e tavolozze quasi consumate. Ed è meraviglioso che il colore risultante sia stato proprio il verde, riconosciuto, chissà perché, come il colore della speranza. Era un messaggio proveniente da qualcosa di ineffabile? Tipo un dio? Non lo so, ma mi piace pensare di si.

E dopo l'intenzione di farli essere un puro esercizio manuale, riscopro dei volti apparentemente freddi, ma che in realtà celano una potente vita interiore, di cui traspare un velato stato d'animo maldestramente trattenuto, da cui si capisce che il soggetto non è solo un volto, non è solo un esperimento pittorico, ma è vivo e sta godendo della sua meraviglia interiore, sia essa fatta di felicità o drammaticità.

E riscopro inoltre quanto l'essere svincolati da concetti prestabiliti, possa paradossalmente condurre verso una libertà creatrice superiore ed emozionante. Come i confini dell'arte siano anch'essi ineffabili. E il colore della speranza sembra diventare l'identità di personaggi che trattengono la loro vita interiore perché aspettano che il mondo cambi, che l'orrore lasci posto ad una società felicemente coesa, e dove tutti, finalmente, potranno mettere in comune le proprie emozioni, smettendo di trattenerle. Un mondo migliore che spero un giorno arrivi, grazie a quella speranza che il destino o il caos, o Dio, o chissà chi, ha deciso di comunicarmi attraverso l'ottenimento imprevisto del, seppur grezzo, nobile pigmento verde.

Di seguito ho selezionato solo alcuni dei volti che secondo me esprimono meglio le impressioni sopra esposte. 

 

 

 

Please reload